//
OPERE DIDATTICHE


LA MORTE DI ARCHIMEDE

Le ultime parole di Archimede, rivolte al soldato romano che stava per ucciderlo furono :
“Noli turbare circulos meos”, “non rovinare i miei cerchi”!
Racconteremo dunque la storia di uno dei più grandi scienziati e fisici dell’antichità a partire da quel 212 a.C., anno del sacco romano di Siracusa.
Dal contesto storico e la realtà politica siciliana di quel periodo arriveremo a parlare della vita e delle invenzioni del celebre scienziato che con “un punto d’appoggio sollevò il mondo”.
La storia di un antico mago e “giocoliere”, greco e siracusano, colui che seppe maneggiare leve, sfere, macchine da guerra e corpi galleggianti “con una sola mano”.
Di e con Giulio Valentini
Musica di Simone Campa

COME GIULIO CESARE
La Storia come un flusso continuo di pensiero che non s’interrompe mai. Perché sì vero la tecnica, l’evoluzione, il progresso, la crescita…ma l’uomo è sempre l’uomo: abbiamo forse meno paura della morte di quanta ne avesse Giulio Cesare prima di essere ucciso?
“Come Giulio Cesare”, racconto storico-teatrale a due voci, due tempi, una città e una strega per descrivere un personaggio storico così noto da divenire simbolo di ognuno di noi.
Un individuo molto distante nel tempo raccontato seguendo un unico filo conduttore: la vita.
Perché come diceva Marguerite Yourcenar: “Non sono i libri che spiegano la vita, è la vita che spiega i libri”.
Di e con Giulio Valentini, con la partecipazione di Laura Rapicavoli
Musica di Katia Zunino
Promo spettacolo: https://www.facebook.com/ilretrocesso/videos/561535787521218/
Recensione: www.paneacquaculture.net

MARCO POLO TRIP – Il Milione a fuoco lento e frittura di parole

I formalisti russi definirono il procedimento artistico della scrittura come “spaesamento”, in russo “ostranenie” ovvero “straniamento”. La letteratura di viaggio è per antonomasia produttrice di “spaesamento”, come certamente lo è “Il Milione” di Marco Polo massima espressione della scrittura di viaggio medioevale. La più grande opera di Marco Polo che Luigi Foscolo Benedetto pensava derivasse il titolo dal “nomignolo dell’autore Emilione”, è probabile che si chiami così invece dai multipli di ‘milium’, antica unità di misura itinerante corrispondente a mille passi (ancora in uso nei paesi anglosassoni con diversa relazione), considerato che Marco Polo svolse a piedi gran parte del suo viaggio.
Dei Trentadue segni maggiori di Buddha (o “Trentadue caratteristiche della perfezione”) al primo posto si colloca: “Piedi ben piantati per terra, supratiṣṭhita-pāda”. E il nostro sarà il fedele racconto di viaggio che Marco Polo a voce e in prigione fece a Rustichello da Pisa, un viaggio a piedi “ben piantati in terra”, un viaggio nel tempo e nello spazio, andata e ritorno, lungo la via della seta, un viaggio di stupori, sapori, furori e sogni perchè come diceva Wim Wenders:“non si va da nessuna parte senza prima aver sognato un luogo”.

VOTA GIORDANO BRUNO

“Si mente sempre quando si parla di se stessi”, diceva Paul Valerie. E se si fosse costretti a raccontare la propria storia davanti a un giudice? E se da quello stesso giudice, da quella stessa giuria niente meno che parte della “Santa Inquisizione”, dipendesse la vostra vita? E se voi contrapponendovi a quella giuria vi sentiste nel giusto, anzi ancora di più un messaggero della verità, uno dei “mercuri” inviati dal cielo a “tempi stabiliti” per riportare la luce tra gli uomini dopo secoli di tenebre?
“Quell’omiciattolo italiano!” urlava l’arcivescovo George Abbot. Un uomo “piccolo, scarno, con un poco di nera barba” raccontava nel 1592 il tipografo senese Giovan Battista Ciotti.
Un uomo piccolo e agitato che covava però un’energia inusitata quasi una “religiosa vocazione al martirio”. Un uomo piccolo e agitato che seppe diventare in una vita sola: cattolico domenicano, calvinista, anglicano, mago, filosofo, uomo libero, puttaniere, astronomo e luternano.
Un uomo piccolo e agitato capace di diventare però infinito, come le costellazioni di cui per primo comprese l’immensità.
Di e con Giulio Valentini

PESSOA ESOTERICO

“Roma, Università “La Sapienza”, 23 novembre di tanto tempo fa, qualche ora prima del colpo a salve del mezzodì tanto caro al Pontefice Pio.
Mi siedo. L’aula è gremita come una yurta nel cuore della notte siberiana.
Davanti a me Silvano Peloso, professore emerito di Letteratura Portoghese ha lo sguardo tronfio di chi è in vena di presentazioni importanti. Si scosta, una macchia di fumo intorno a degli esili occhiali di corteccia nera che esitano un istante, un istante, un istante… che dura diversi giri di pupille e poi quando meno te lo aspetti eccolo lì, con il sorriso geometrico, fare un passo avanti: buongiorno Fernando Pessoa!”
Nasce nel 1888 a Lisbona al quarto piano di un edificio davanti al Teatro Nacional de São Carlos alle 15:20 del 13 giugno e muore per problemi epatici all’età di 47 anni nella stessa città dov’era nato.
In mezzo la magia di una vita.
Čechov diceva che nei certificati di nascita è scritto dove e quando un uomo viene al mondo, ma non vi è specificato il motivo e lo scopo. Lo scopo di Pessoa è scritto nel suo segno zodiacale: gemelli. Chi se non un gemelli poteva inventare gli eteronimi? Scaglie di personalità che si staccano dal fusto e d’un tratto cominciano a camminare sulle proprie gambe. 
“La mia anima è una misteriosa orchestra: non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia”, scrive Pessoa.
Una sinfonia, la poesia di Pessoa, poggiata sul comodino di una vita anonima; una sinfonia la poesia di Pessoa, tutta proiettata a far risuonare i mille angoli di un mondo interno, voci al di sopra del tempo e dello spazio, le tante dita di una mano che tocca il mondo. 
Le ultime parole che Pessoa disse prima di morire furono: “De-me os meus óculos!”, “datemi i miei occhiali”. Essendo molto miope, aveva paura di non riconoscere Dio tra i suoi eteronimi.
Di e con Fernando Pessoa e Giulio Valentini
Musica di Riccardo Di Gianni (Progetto a Torino)
Musica di Ashti Abdo (Progetto a Milano)
Recensione: Effetto Marao

POST ORWELL

All’inizio di 1984, Orwell fornisce alcuni tratti di Wiston Smith: trentanove anni e “un’ulcera varicosa sulla caviglia destra”, esile corporatura e capelli biondi molto chiari, uniforme azzurra del partito, dipendente del Ministero della Verità in Londra, città principale di Airstrip one, Prima pista, la terza delle più popolose province di Oceania.
Ciò che attendeva Smith, ultimo uomo in Europa, unica coscienza pensante sopravvissuta in quel mondo di automi, era inoltrarsi all’interno di un reticolato labirintico specifico, quello totalitario, svelare l’incubo da esso prodotto e ricostituire almeno il proprio spazio di libertà per provare ad uscirne. Tentativo che non va a buon fine: è impossibile uscire dal labirinto moderno. Nello stesso labirinto è immerso l’uomo del XXI° secolo, lo stesso con diverse forme. POST ORWELL, vuole essere un’indagine e lettura teatrale di quelle forme.
Di e con George Orwell e Giulio Valentini

DI PADRE IN FIGLIA. STORIA DI EUSEBIO E GISELLA GIAMBONE

Eusebio Giambone partigiano, operaio, medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, partecipò
all’occupazione delle fabbriche degli anni Venti per poi emigrare in Francia.
Espulso dalla Francia e costretto a rientrare, rimase al confino fino alla caduta del regime fascista, quando decise di tornare a Torino per riprendere i contatti con i compagni di lotta.
Il 31 marzo del 1944, catturato dalla polizia fascista con altri membri del Comitato, gravemente
compromesso dai documenti che gli vennero trovati addosso, seppe affrontare con grande coraggio gli
interrogatori ed il processo, rivendicando il diritto di battersi per la libertà.
Prima di essere fucilato, con sette dei suoi compagni di lotta, da un plotone di militi della GNR al Poligono del Martinetto, Giambone scrisse alla moglie Luisa e alla figlia Gisella due lettere, che rimangono tra i documenti più elevati della Resistenza e che, nel 1952, sono state pubblicate nel volume “Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana”.
Questo spettacolo che nasce da miei colloqui, interviste e riflessioni con Gisella Giambone, classe 1931, essa stessa partigiana dal marzo del 1944 (a soli 14 anni), fino alla fine della guerra nella Brigata Curiel, vuole essere un commosso contributo al ricordo e alla lotta per la libertà che non si dovrebbe interrompere mai “di padre in figlia”.
Di e con Giulio Valentini
Musica di Simone Campa

L’ANARCHIA DEL POTERE
Anarchia del potere
Una performance profetica, di parole e corpi.
Parole morte su corpi vivi.
Parole vive su corpi morti.
Raccolta di parole di Pier Paolo Pasolini a partire da un’intervista rilasciata sul set di Salò e le 120 giornate di Sodoma nel 1975.
Parole che arrivano dal passato e dal futuro mentre lasciano cicatrici sulla nostra pelle nel presente.
Con Giulio Valentini
Performance video di Giulio Valentini e Chiara Mazzocchi girata a Berlino, Viktoria-Luise Platz in un imprecisato giorno senza futuro dell’anno 2014. VIDEO: Clicca qui.

AUGUST STRINDBERG (PIU’ O MENO)

August Strindberg (più o meno...)Si parte con Un’Ora a Bordo testo tratto dai Racconti dell’Arcipelago di August Strindberg, drammaturgo, scrittore e poeta svedese capace di ricopre tutti i generi letterari. Cinquanta volumi, a cui se ne aggiungono ventidue di corrispondenze, fanno del suo nome l’apice della tradizione letteraria scandinava e tra i massimi artisti letterati del mondo. Si cammina su “un pavimento inclinato come un palcoscenico mentre un maiale corre qua e là e galline e oche beccano dei chicchi da una mano bianca” e poi si arriva a una pazza visione cinematografica dell’amore.
Perché l’amore è pazzia e cinematografo. Impulso e racconto, adrenalina e valium.
Un’Ora a Bordo pazze storie, vicendo poetiche e strampalate raccontando la vita di August Strindberg.
Un’Ora a Bordo sperando di non scendere mai!

MEMENTO DE MORI’- VIAGGIO NEI FAUST
La Nave dei Folli, "Memento de morì" - AtelierFORTE
L’inferno va ripopolato è necessario organizzare una raccolta di anime.
Inviato per il suo charme direttamente dal Diavolo in persona, un satiro romano spiegherà per filo e per segno come vendere la propria anima per poter avere una vita agiata e ricca.
Un salto avanti e indietro in tutte le versioni di Faust, il protagonista di un racconto popolare tedesco che è stato usato come base per numerose opere di fantasia. Il racconto riguarda il destino di un sapiente chiamato Faust il quale, nella sua continua ricerca di conoscenze avanzate o proibite delle cose materiali, invoca il diavolo, che si offre di servirlo per un periodo di tempo, in tutto ventiquattro anni, e al prezzo della sua anima gli consentirà la conoscenza assoluta. Un salto avanti e indietro per scoprire come si vende un’anima oggi.
Di Daniele Bossetti, con Giulio Valentini

SANDRUN, UN UOMO PREOCCUPATO
L’artista Sandrùn, al secolo Francesco Barbera, nasce a Sordevolo un piccolo paese vicino a Biella tra le due guerre e si spegne nel 1970 in un afoso pomeriggio di luglio sotto un porticato. Conosciuto in paese come Franceschino dell’Elvo, vive una vita breve, una vita di lotta a colori forti, decisioni scolpite nel corpo e nella mente. Un uomo scomodo che ha lasciato un segno, un impronta forte e duratura fatta di luci e ombre. Sandrùn, Un Uomo preoccupato, come i pochi tratti di carboncino su cartone del 1960 per un viso concentrato, raccolto e ripiegato che si appoggia su delle mani stanche perchè un uomo non è altro che i suoi problemi e le sue preoccupazioni.
Non esiste un uomo privo di preoccupazioni, perchè un uomo che pensa, un uomo che misura se stesso sulla realtà intorno, che scolpisce la propria personalità attraverso lo scontro con il mondo è un uomo pre-occupato, e cioè che si occupa prima degli altri di scoprire il mondo così come è.
E scopre l’abisso dell’uomo per sua natura infelice. E a quello si rivolge Sandrùn, all’uomo infelice ma pensante, perchè un uomo felice, è un uomo che non pensa. E un uomo che non pensa, non è un uomo.