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Flessioni e riflessioni

Da grande vorrei fare il delocalizzatore

Delocalizzatore “Che cosa voglio fare da grande?”

Ecco la domanda che si pongono i giovani quando sono ancora troppo giovani per capire che un “grande” è tale quando nella migliore delle ipotesi ha un lavoro di merda, nella peggiore non ha nemmeno quello.

Ecco la domanda che si pongono i giovani quando sono ancora troppo giovani per capire che un “grande” è tale quando smette di credere che sia lui a decidere la sua vita.

Ecco la domanda che si pongono i giovani quando sono ancora troppo giovani per capire che un “grande” è forse troppo grande per decidere della piccola vita che gli costruiscono intorno.

Ecco la domanda che si pongono i giovani quando sono ancora troppo giovani per capire che un uso smodato di superlativi nella pratica quotidiana è come mettere zucchero nel caffè per compensare un cucchiaino di sale messo, forse, per sbaglio.

Ma ecco che proprio in tempo di “Crisi” nascono nuovo opportunità.

Crisi, nel suo senso più profondo, non ha un significato così negativo: dal greco antico significa “scelta”. Quante volte si sente dire: «Bisogna saper cogliere questa crisi come occasione di…» e poi si aggiunga a piacere: cambiamento, crescita, ripresa, riscatto, ecc.

Se non scegli, diceva un saggio, qualcun altro sceglierà al posto tuo. Se non scegli, sarai scelto.

E dunque proprio la “Crisi” ha scelto la nuova professione.

Astronauta? Pilota? Scrittore? Attore? Avvocato? Dottore? Calciatore? Selezionatore! Decespugliatore…No! DE-LOCA-LIZZA-TORE!

Non c’è niente che un uomo qualsiasi non sia in grado di imparare e di studiare, è la costanza nell’applicazione e il crederci che fa la differenza.

Bisogna essere flessibili e avere sempre nuove idee.

E dunque, pensa all’azienda per la quale lavori, come a un “non luogo” da collocare nel posto giusto.

Pensa poi ai lavoratori dell’azienda per la quale lavori, come a dei “non lavoratori” da riadeguare, ricollocare, riverniciare prima di riscoprire da qualche altra parte.

Pensa che azienda per la quale lavori sia la tua donna, e non solo la tua donna ma anche la tua gallina dalle uova d’oro che ti paga per trovarle un nuovo nido.

Pensa che azienda per la quale lavori sia la tua pianta magica di fagioli sulla quale salire per esplorare nuovi mondi, prendere e poi prendere e poi prendere e poi succhiare linfa da un territorio prima di tagliarle le radici e trapiantarla da qualche altra parte.

Pensa all’azienda per la quale lavori come il culo sul quale sei poggiato.

Pensala come una nuova arma di distruzione di massa che ingoia soldi e sputa uomini. Un arma di distruzione di massa che impugni con l’occhio sempre nel mirino.

Pensa questo e sarai felice.

Se non scegli, diceva un saggio, qualcun altro sceglierà al posto tuo.
Se non scegli, sarai scelto.
E/o delocalizzato.