Un viaggio teatrale tra dèi dimenticati, colline sussurranti e spiriti ribelli
Signore e signori, benvenuti in una terra che non esiste più… o forse sì? Gli Etruschi! Quei misteriosi, raffinati, sensuali abitanti di un’Italia pre-romana che rideva in faccia al destino e brindava alla vita con coppe di vino pesante.
D.H. Lawrence, l’irriverente poeta dell’amore e della carne, li ha cercati tra le colline toscane, nei templi sbriciolati, nei silenzi delle necropoli. Li ha trovati? Forse. O forse gli Etruschi hanno trovato lui e gli hanno sussurrato le loro storie – storie di dèi bizzarri, di eroi senza paura, di donne libere e amanti insaziabili.
E così nasce “Paesi Etruschi”, uno spettacolo che non è un semplice viaggio, ma un sogno a occhi aperti. I miti greci qui si mescolano con quelli etruschi, creando un universo dove Apollo non è più l’unico dio bello e solare, perché accanto a lui c’è Usil, il sole etrusco, che brilla con un sorriso beffardo. Dove la morte non è un’ombra tragica, ma una signora affascinante che balla con Charun, il demone dal martello, e ride di chi la teme.
E noi? Noi spettatori moderni, abituati alla logica e ai numeri, finiremo per perderci tra queste visioni. Ridendo di un Dioniso brillo, sospirando per una ninfa sfuggente, ascoltando le voci di un popolo che, nonostante tutto, non è mai morto davvero.
La realizzazione del testo è stata preceduta da un’approfondita indagine bibliografica, volta a comprendere sia il contesto storico-culturale in cui Lawrence scrisse, sia gli sviluppi più recenti della ricerca etruscologica. Parallelamente, sono stati condotti numerosi sopralluoghi in siti archeologici etruschi distribuiti lungo l’intera penisola italiana, dal nord al sud, allo scopo di arricchire l’elaborazione drammaturgica con elementi di osservazione diretta e documentazione visiva.
Allacciate le cinture, o meglio, scioglietele! Gli Etruschi non amavano le regole. E seguendo questo racconto, per loro, nemmeno noi le seguiremo.