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Teatro didattico

COME GIULIO CESARE – Racconto storico e teatrale a due voci, due tempi e una città – di e con Giulio Cesare e Giulio Valentini

Fare teatro significa prima di tutto applicarsi nello studio delle relazioni umane perchè “quello che interessa l’uomo è l’uomo”, come diceva Blaise Pascal.
Fare teatro vuole sempre essere un tentativo di realizzare un’opera d’arte e l’arte, a differenza della tecnica, non ha una relazione lineare con la Storia e con il progresso. L’arte ma anche la filosofia, la letteratura, la poesia, come la politica, non sono niente altro forse che salti in alto e in lungo senza un’apparente direzione, avanti e indietro sopra le gobbe della Storia, perchè ciò che ci lega ai fenici, agli antichi romani, agli inca, ai greci è semplicemente il nostro essere quello che siamo: umani. Abbiamo forse meno paura della morte di quanta ne avesse Giulio Cesare prima di essere ucciso? Gilgameš è meno interessante dell’Ulisse di Omero o di quello di Joyce? E il Libro tibetano dei morti può essere da un punto di vista umano messo su un gradino inferiore rispetto alla Divina Commedia?
Ho sempre pensato alla Storia come una semplice raccolta di autobiografie, un contenitore poggiato su un unico e continuo presente, come un palcoscenico animato da attori costretti a non abbandonare mai la scena perchè continuamente rinnovati nella memoria e quindi sempre vicino a noi, seduti al nostro fianco mentre li studiamo e pronti a consigliarci attraverso le loro esperienze di vita.
Con questo pensiero in testa, ho deciso di scrivere questo spettacolo teatrale su un personaggio storico molto noto ma evidentemente poco conosciuto: Giulio Cesare.
Un individuo molto distante sia in epoca, che in pensiero ma con un unico filo conduttore: la vita. Perchè come diceva Marguerite Yourcenar: “non sono i libri che spiegano la vita, è la vita che spiega i libri”.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- Luciano Canfora, Giulio Cesare, Mondadori
- Guido Clemente, Giulio Cesare, Giunti
- Carl W.Weber, Panem et Circenses, Garzanti
- William Shakespeare, Giulio Cesare, Feltrinelli
- William Shakespeare, Antonio e Cleopatra, Feltrinelli

PESSOA ESOTERICO – Oroscopo di parole per eteronimi con tasso poetico accertato superiore a 0,5 –
di e con Fernando Pessoa e Giulio Valentini

Roma, Università “La Sapienza”, 23 novembre di tanto tempo fa, qualche ora prima del colpo a salve del mezzodì tanto caro al Pontefice Pio.
Mi siedo. L’aula è gremita come una yurta nel cuore della notte siberiana.
Davanti a me Silvano Peloso, professore emerito di Letteratura Portoghese ha lo sguardo tronfio di chi è in vena di presentazioni importanti. Si scosta, una macchia di fumo intorno a degli esili occhiali di corteccia nera che esitano un istante, un istante, un istante… che dura diversi giri di pupille e poi quando meno te lo aspetti eccolo lì, con il sorriso geometrico, fare un passo avanti: buongiorno Fernando Pessoa!
Nasce nel 1888 a Lisbona al quarto piano di un edificio davanti al Teatro Nacional de São Carlos alle 15:20 del 13 giugno e muore per problemi epatici all’età di 47 anni nella stessa città dov’era nato.
In mezzo la magia di una vita.
Čechov diceva che nei certificati di nascita è scritto dove e quando un uomo viene al mondo, ma non vi è specificato il motivo e lo scopo. Lo scopo di Pessoa è iscritto nel suo segno zodiacale: gemelli. Chi se non un gemelli poteva inventare gli eteronimi? Scaglie di personalità che si staccano dal fusto e d’un tratto cominciano a camminare sulle proprie gambe. “La mia anima è una misteriosa orchestra: non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia”, scrive Pessoa.
Una sinfonia la vita di Pessoa, poggiata sul comodino di una vita anonima; una sinfonia la vita di Pessoa, tutta proiettata nello stesso tempo a far risuonare il senso di un mondo esterno esistente come un attore certo recitante sullo stesso palco, ma sempre e comunque distante e altro.
L’ultime ultime parole che Pessoa dice prima di morire sono: “De-me os meus óculos!”, “datemi i miei occhiali”: essendo molto miope, aveva paura di non riconoscere Dio tra i suoi eteronimi.

POST ORWELL – Filosofie di sopravvivenza in uno Stato distopico prima e dopo il 1984 –
Di e con George Orwell e Giulio Valentini – Musiche di Lorenzo Giorda

Insita in una figurazione labirintica c’è la circolarità inestricabile, “il disorientamento” direbbe il Frye, “della direzione perduta, il gesto iterativo e antifinalistico.”
Nel mondo labirintico contrassegnato da un geometria fallace e capziosa, la natura assume il ruolo di un oggetto manipolante, ombra della realtà che si autoproclama nuovo paradigma del reale. Stefano Manferlotti, rivela come il labirinto, topos della letteratura moderna, sia particolarmente indicato per “tradurre la derisoria posizione dell’individuo che il mondo inghiotte e disorienta”.
All’inizio di 1984, Orwell fornisce alcuni tratti di Wiston Smith: trentanove anni e “un’ulcera varicosa sulla caviglia destra”, esile corporatura e capelli biondi molto chiari, uniforme azzurra del partito, dipendente del Ministero della Verità in Londra, città principale di Airstrip one, Prima pista, la terza delle più popolose province di Oceania. Ciò che attendeva Smith, ultimo uomo in Europa, unica coscienza pensante sopravvissuta in quel mondo di automi, era inoltrarsi all’interno di un reticolato labirintico specifico, quello totalitario, svelare l’incubo da esso prodotto e ricostituire almeno il proprio spazio di libertà per provare ad uscirne.
Tentativo che non va a buon fine: è impossibile uscire dal labirinto moderno. Nello stesso labirinto è immerso l’uomo del XXI° secolo, lo stesso con diverse forme. POST ORWELL, vuole essere un’indagine teatrale di quelle forme.

VOTA GIORDANO BRUNO – De Infinito, Universo e Oggi”. “Si mente sempre quando si parla di se stessi”, diceva Paul Valerie. E se si fosse costretti a raccontare la propria storia davanti a un giudice?
E se da quello stesso giudice, da quella stessa giuria niente meno che parte della “Santa Inquisizione”, dipendesse la vostra vita?
E se voi contrapponendovi a quella giuria vi sentiste nel giusto, anzi ancora di più un messaggero della verità, uno dei “mercuri” inviati dal cielo a “tempi stabiliti” per riportare la luce tra gli uomini dopo secoli di tenebre?
“Quell’omiciattolo italiano!” urlava l’arcivescovo George Abbot. Un uomo “piccolo, scarno, con un poco di nera barba” raccontava nel 1592 il tipografo senese Giovan Battista Ciotti.
Un uomo piccolo e agitato Giordano Bruno che covava però un’energia inusitata quasi una “religiosa vocazione al martirio”. Un uomo piccolo e agitato che seppe diventare in una vita sola: cattolico domenicano, calvinista, anglicano, mago, filosofo, uomo libero, puttaniere, astronomo e luternano.
“Io dirò la verità. Più volte m’è stato minacciato di venire a questo Santo Offitio, et sempre l’ho tenuto per burla, perchè io son pronto a dar conto di me”.
La verità di un uomo piccolo e agitato capace di diventare però infinito, come le costellazioni di cui per primo comprese l’immensità.

Un manipolo di filibustieri – “I Mille” più o meno
Il racconto teatrale di un’impresa eroica di un manipolo di individui, 1089 pazzi che furono capaci di lanciarsi in un’impresa folle con le scarpe rotte, cercando di recuperare la maggiore quantità di camicie rosse per accrescere l’apparenza militare. Ma chi furono “i Mille”? Da dove venivano e che hanno fatto dopo quell’impresa? E’ arrivato il momento di raccontare la loro storia.
Testi di riferimento:
Ippolito Nievo, Diario della Spedizione dei Mille, Mursia.
Claudio Fracassi, Il romanzo dei mille, Mursia.
L’Elenco dei Mille apparsi sulla Gazzetta Ufficiale del 12 novembre 1878 
Durata: 60 minuti

Il Papa dei Piccioni – Vita quotidiana tra le due guerre
Attraverso una precisa ricerca e raccolta di testimonianze, interviste, indagini, si tenta di raccontare la vita quotidiana delle persone durante il periodo più drammatico del XX° secolo. 
Testo di riferimento:
Gian Franco Venè, Mille Lire al Mese – Vita quotidiana della famiglia nell’Italia Fascista. Mondadori.
Durata: 60 minuti