//
post

Prima delle cose ultime

“Marco Polo Trip”, 21 febbraio 2019, Samarkand (Milano)

MARCO POLO TRIP – Il Milione a fuoco lento e frittura di parole

Di e con Giulio Valentini e Marco Polo

I formalisti russi definirono il procedimento artistico della scrittura come “spaesamento”, in russo “ostranenie” ovvero “straniamento”. La letteratura di viaggio è per antonomasia produttrice di “spaesamento”, come certamente lo è “Il Milione” di Marco Polo massima espressione della scrittura di viaggio medioevale. La più grande opera di Marco Polo che Luigi Foscolo Benedetto pensava derivasse il titolo dal “nomignolo dell’autore Emilione”, è probabile che si chiami così invece dai multipli di ‘milium’, antica unità di misura itinerante corrispondente a mille passi (ancora in uso nei paesi anglosassoni con diversa relazione), considerato che Marco Polo svolse a piedi gran parte del suo viaggio.

Dei Trentadue segni maggiori di Buddha (o “Trentadue caratteristiche della perfezione”) al primo posto si colloca: “Piedi ben piantati per terra, supratiṣṭhita-pāda”. E il nostro sarà il fedele racconto di viaggio che Marco Polo a voce e in prigione fece a Rustichello da Pisa, un viaggio a piedi “ben piantati in terra”, un viaggio nel tempo e nello spazio, andata e ritorno, lungo la via della seta, un viaggio di stupori, sapori, furori e sogni perchè come diceva Wim Wenders:“non si va da nessuna parte senza prima aver sognato un luogo”.