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L’Arte di Strisciare

Liberamente tratto dal Saggio sull’Arte di Strisciare di Paul H.D. D’Holbach con una modifica sostaziale: dalla corte alla casta!

Estratto:
FACEZIA FILOSOFICA TRATTA DAI MANOSCRITTI DI UN DEFUNTO ateo e illuminista che vide morire la figlia di una cugina sua giovane sposa, a venticinque anni e di seguito, per il dolore, decise di divenire assassino della religione qualche anno prima della Rivoluzione.
 
A voi le sue parole, vergate dentro l’imbuto della mia mente e fatte risuonare dalle trombe che albergano dentro la gola degli affamati di nuove Rivoluzioni!
A voi i chiodi per fissare il nuovo,
e la polvere da sparo per far saltare il vecchio e le sue bretelle!

Mi accingo a parlare senz’ombra di dubbio del prodotto più bizzarro di cui dispone la specie umana.
Si tratta di un animale anfibio, che spesso assomma in sé ogni sorta di contraddizione.
Un filosofo danese lo paragona a quella statua composta da diversi materiali che Nabuccodonosor vide una volta in sogno. Egli disse: “la sua testa è di vetro, i capelli sono d’oro, le mani di pece, il corpo di gesso, il cuore è metà di ferro e metà di fango, i piedi di paglia e il sangue composto di acqua, acqua, acqua!”.
 
Bisogna ammettere che un animale così bizzarro risulta difficile da definire; ben lungi dall’essere capito dagli altri, a malapena egli capisce se stesso; tuttavia sembrerebbe lecito classificarlo grossomodo nella categoria degli esseri umani, fermo restando che gli uomini ordinari hanno soltanto un’anima, mentre lui sembra averne diverse.

Infatti è a volte insolente, a volte vile; può dar prova della più squallida avarizia e della più insaziabile avidità così come di un’estrema magnanimità, di una grande audacia come di una codardia vergognosa, di un’impertinente arroganza e della correttezza più calcolata: in poche parole egli è un Proteo, un Giano o ancor meglio un Dio indiano raffigurato con sette volti differenti.
 
A ogni modo, gli Stati sembrano fatti apposta per animali tanto rari; il Sovrano stesso non è altro che un loro uomo d’affari; quando compie il suo dovere si limita ad occuparsi di soddisfare i loro bisogni, di assecondare le loro fantasie.

Se un Monarca riscuote le imposte, dichiara la pace o la guerra, studia migliaia di ingegnose trovate per tormentare e tassare il popolo, lo fa nell’interesse esclusivo di tali individui.

In cambio di queste attenzioni loro riconoscenti ripagano il Monarca con la condiscendenza, l’assiduità, l’adulazione, la vigliaccheria; il saper barattare tali mercanzie in cambio di benevolenza è probabilmente il talento più utile a corte.
 
I popoli ingrati non percepiscono la reale portata di questi esseri generosi che, pur di garantire il buon umore del sovrano, si votano alla noia, si sacrificano per i suoi capricci, s’immolano in suo onore, onestà, amor proprio, pudore e rimorsi; ma come fa il popolo a non rendersi conto del costo di tanti sacrifici?

Osservando i fatti/ da questa prospettiva/ appare/ chiaro/ che L’ARTE DI STRISCIARE/ è/ la più difficile/ da praticare.
Osservando i fatti/ da questa prospettiva/ appare/ chiaro/ che L’ARTE DI STRISCIARE/ è/ la più difficile/ da praticare.
Osservando i fatti/ da questa prospettiva/ appare/ chiaro/ che L’ARTE DI STRISCIARE/ è/ la più difficile/ da praticare.

Di e con Giulio Valentini
Musica di Antonio Novaes

Andato in scena:
- Liceo Scientifico “G.Piazzi” di Morlupo (Roma);
- Cascina “La Collina”, Loc. Monterosso, Sacrofano (Roma)